Il mito della caverna

INTERVISTA

La redazione


Taher: “La mia opera si basa sulla filosofia della caverna di Platone. Come dice Platone esistono due mondi: uno reale e uno vero. Quello vero viene rappresentato dalla luce e quello reale è dall’ombra che noi vediamo.

Il mito della caverna assume rilevanza filosofica in quanto metafora della condizione umana rispetto alla conoscenza della realtà. Platone immagina alcuni uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, condizionati dall’impossibilità di muoversi e guardarsi indietro, dove arde il fuoco. Gli uomini incatenati percepiscono l’esistenza di soggetti liberi solo grazie alle ombre proiettate sulla parete dietro di loro attraverso il fuoco: l’interpretazione sensibile delle cose limitata dalla condizione naturale di un uomo incatenato.

Taher: “Però noi viviamo in un altro secolo e così ci poniamo altre domande perché attraverso il mondo visuale abbiamo creato altri effetti che noi viviamo, che noi abbiamo fatto. Così ho deciso di usare oggetti quotidiani come il cellulare, il proiettore.. mentre l’oggetto si muove, io riprendo attraverso il cellulare e mediante un comune wifi che noi tutti utilizziamo proietto l’immagine registrata triplicando lo spazio e gli effetti della luce. All’interno di questa riproduzione, si stabilisce luce e mancanza di luce contemporaneamente, senza alcuna differenza.”

Il significato dell’opera adotta un’interpretazione che spazia fino alle ripercussioni digitali mediante la creazione di nuove condizioni di reciprocità. Viviamo nell’oscurità o nella luce? Se nella caverna gli uomini incatenati vivono l’interpretazione di quella rappresentazione, nell’era digitale stati d’animo, sensazioni e sentimenti si perdono in sfumature di personalizzazione.

Taher: “E la domanda è: qual è quella vera? Forse ci sono addirittura altri effetti che stanno arrivando perché non conosciamo il futuro. Però secondo Platone, quando spegniamo la luce finisce tutto. Questo vuol dire che tutti gli effetti sono dipendenti dalla prima luce, quindi ce n’è una sola che è vera e tutto il resto sono conseguenze.”

Una opinione su "Il mito della caverna"

  1. Taher pone la questione in modo talmente coerente con l’oggi. Il tempo delle catene digitali, accanto a quella “sindrome della capanna” (forse stanca evoluzione d’una caverna) che coglie dopo le forzate reclusioni pandemiche in molti. Ma c’è anche l’altra faccia del mito della caverna, come prospettiva di liberazione, quasi un volersi ricongiungere con “il tempo quando non c’era il tempo” (vertiginoso incipit di un antico racconto africano).

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