Diagnosi di genere

#3 WHAT (WO)MEN WANT

Maria Cantero


A causa del sistema patriarcale, le diseguaglianze strutturali basate sul genere fanno sì che essere donna sia un fattore di rischio per quanto riguarda le problematiche connesse alla salute mentale. Ciò è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), la quale segnala che le donne hanno un rischio tre volte più elevato di sviluppare depressione, il problema più diffuso, nonché principale ostacolo all’autorealizzazione personale.

E’ chiaro che ciò sia dovuto ad un’incapacità della diagnosi medica di adottare una prospettiva di genere. Difatti, spesso risulta più facile considerare o etichettare una donna “adatta” o “non adatta” per qualcosa, generando molteplici stereotipi che contribuiscono ad una situazione discriminatoria specifica, vulnerando la capacità di autoregolazione emotiva e di conseguenza anche i diritti di quella persona.

Esiste, dunque, un doppio stigma: oltre all’essere donna, una diagnosi pregiudiziosa non fa altro che alimentare e peggiorare, in una forma più o meno implicita, la condizione di discriminazione che subisce.

Culturalmente e socialmente, i meccanismi e i ruoli di genere che conosciamo si riducono verso una forma determinata di comportamento, un’idea di “dover essere” nociva che provoca un modello implicito da copiare e riprodurre dal quale risulta molto difficile uscire. Da qui, si innescano una serie di idee socializzate e modi di comportarsi appresi nell’indole cognitiva ed emozionale, che però possono generare nella persona sentimenti di impotenza, rabbia, vergogna, colpa, ostilità e persino paura. Tutto questo a causa di una sensazione di malessere di fronte all’incapacità di poter cambiare la propria situazione, il proprio ambiente, la propria vita.

Pertanto, le donne si ritrovano a che fare molto presto con una carica morale imposta, per il fatto stesso di appartenere ad un genere con caratteristiche determinate quali l’emozionalità, il “cuidado” (letteralmente il prendersi cura, come il rapporto madre-figlio), la responsabilità familiare espropriandole da altre caratteristiche come l’intelligenza, il coraggio o la voglia di mobilità.

Come influisce l’assenza di una prospettiva di genere? 

In realtà, tanto gli uomini quanto le donne hanno potuto essere vittime di questa assenza. Il punto è che, sintetizzando quanto detto in precedenza, è che le donne incontrano una serie di barriere verso l’eguaglianza sociale, facendo emergere difficoltà di accesso educazionale e/o occupazionale.

Per questo motivo, adottare una prospettiva di genere sulla salute mentale come conseguenza ad un elevato fattore di rischio è fondamentale per contribuire realmente al benessere della donna, è imprescindibile quando si parla di uguaglianza e attenzione.

In questo senso, sarà altrettanto doveroso ripensare a forme educative non sessiste ma realiste, che partano dall’analisi delle diverse condizioni in cui una donna si trova per una società orientata alla conciliazione e al rispetto della salute di tutti. Il punto di partenza quindi dovrà essere quello di garantire l’inclusione di questa prospettiva nei servizi di salute mentale con strumenti formativi e di sensibilizzazione?

Sì, per favore.

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