Teeter Totter Wall, le altalene rosa al confine tra Messico e Stati Uniti

#2 POPULISMO DILAGANTE

Fernanda Dimilta


“Non potendo cambiare gli adulti, ho scelto di lavorare sui bambini perché ne crescano di migliori. E’ una strategia rivoluzionaria quella di lavorare sui e con i bambini come futuri uomini”.

Il Design Museum di Londra ha assegnato il prestigioso premio Beazley Design of the Year 2020 a Teeter Totter Wall, le altalene rosa al confine tra Messico e Stati Uniti. L’installazione di Ronald Rael e Virginia San Fratello è il frutto di un lavoro di ben 10 anni che ha visto la luce soltanto nel 2019 e per soli 30 minuti bastati a rendere virali le immagini al confine tra Texas e Messico.

Tre altalene rosa, tra le maglie del muro di acciaio portato a termine dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per 30 minuti hanno abbattuto il muro.

Le considerazioni che possono essere avanzate sul tema riguardano la necessità di portare il discorso relativo all’arte in un ambiente più densamente contaminato dall’esperienza dell’uomo inteso come animale sociale, ci ricorda Aristotele nella sua “Politica”. Nel caso delle altalene sul muro di Trump, la portata simbolica di questo tipo di operazione ci obbliga a confrontarci con un prima e un dopo le altalene. Se pure la questione del muro aveva suscitato non poche preoccupazioni sulla criticità di una simile scelta politica, le altalene rosa ci mostrano la questione da tutt’altro punto di vista, incitandoci a confrontarci non esattamente con la barriera, ma con ciò che c’è dietro: le persone. E’ il corpo politico ciò a cui si richiede venga dedicata la nostra attenzione, il corpo come portatore di significati assolutamente non neutri capace di imprimere con la sua fisicità un’impronta sullo spazio che lo circonda, cambiandolo per sempre.

Sulle altalene dondolano i bambini e gli adulti, per uno o due minuti possono guardarsi, sanno che l’azione dell’uno sta avendo un effetto sull’altro, sentono che il loro muoversi sta provocando un movimento dall’altra parte. Hanno scavalcato il muro.

Le altalene funzionano da tramite attraverso cui si svolge l’azione performativa: dove c’era un muro adesso c’è un ponte.

Ne deriva una straordinaria azione di socialità, in termini di autentica interazione fra gli individui che, attraverso la costruzione di spazi in cui creare le condizioni dell’incontro e della condivisione sociale, riconfigura le nostre esperienze vissute in una nuova “ecologia delle emozioni”.

La relazione che si istituisce tra corpo e spazio è tutt’altro che unilaterale: mentre noi con la nostra presenza agiamo sullo spazio, questo si imprime con la forza delle sue significazioni nella memoria, arricchendola di veri e propri panorami esistenziali, ciò che Lingiardi definisce con la felice espressione di Mindscapes, ossia vedute della mente.

L’altro, da una parte dell’altalena, è adesso lo specchio dell’io. L’incontro tra le culture è qui rivolto al riconoscimento delle singole individualità attraverso il contatto col mondo: possiamo scoprire gli altri in noi stessi, renderci conto che ognuno di noi non è una sostanza omogenea e radicalmente estranea a tutto quanto non coincide con l’io.

Teeter Totter Wall è senz’ombra di dubbio una prova tangibile di come l’arte e la pratica dell’arte, se orientati verso il superamento di problemi che affliggono le società e le culture, diventano strumenti di responsabilità sociale potentissimi e di eredità e memoria dei luoghi. Il rapporto tra l’umano e il suo ambiente non è mai “neutrale” né unidirezionale ed è destinato a trasformare quei luoghi per sempre.

“Ogni volta che entriamo nel paesaggio lo lavoriamo, e lui lavora noi: individui, comunità nazioni. È un concetto in costante tensione e lavora alla base della storia e della politica, delle relazioni sociali e delle rappresentazioni culturali. Gioca sui confini e mescola i territori. E anche se il muro può tagliare il paesaggio, come vorrebbe Trump, il paesaggio è più forte del muro e lo circonderà. I muri separano, ma sono destinati a crollare.”

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