Recovery Plan – proposta per un’economia del benessere

#2 POPULISMO DILAGANTE

Vito Aliperta


Il capitalismo che conosciamo non è solo forma di organizzazione economica e sociale dettata dai propri rapporti/scambi individuali ma si identifica in una vera e propria concezione del mondo, puro paradigma interpretativo della realtà circostante, massima rappresentazione filosofica di ciò che viviamo. Un dispositivo di norme e di regole che si propone di determinare in senso oggettivo qualsiasi tipo di valore: trattandosi inevitabilmente di un meccanismo condizionato da particolari costruzioni culturali, esso non si esaurisce all’interno delle pratiche economiche.

Estrapolando il quadro in questione, l’adattamento a tali dinamiche comporta una nuova concezione di benessere, inteso in prima istanza come un aumento esponenziale della produttività ma, allo stesso tempo, come un cambio radicale del nostro vivere in società. Basti pensare agli ultimi tassi di diseguaglianza: nei paesi occidentali, ad esempio, a livelli di elevata ricchezza e agio si contrappongono situazioni di difficoltà quotidiana al punto che perfino interventi correttivi e politiche redistributive rischiano di ottenere scarsi risultati. La radice del problema dunque si è insinuata – e col tempo consolidata – nel modo non solo di produrre ricchezza ed estrarre valore costantemente ma addirittura nella creazione di un quadro societario in cui i più deboli vengono sempre più dimenticati ai margini.

Uno degli assunti fondamentali su cui si basa l’impianto economico messo in discussione riguarda la promessa prettamente liberista, secondo la quale mercato e concorrenza sono sinonimi di libertà e prosperità. Dal momento che l’assetto citato si scontra con un fallimento disilluso delinea insicurezza, vulnerabilità sociale, disuguaglianze e povertà: il contesto di un organo economico capace di tradursi in soggetto totale e pervasivo in ogni luogo, materiale e cognitivo, dispiega un’alienazione individuale demolitiva, al punto da riportare in auge il concetto di “società infelice”. Inoltre, le forme di relazioni sociali che si autodeterminano e si autoproducono convergono al tempo stesso come presupposto ed effetto del passaggio da una configurazione olistica delle interazioni sociali ad una visione di tipo individualistico, focalizzandosi in particolar modo sui rapporti tra uomo e uomo.

Tuttavia, parlare di una sola economia risulta come un’estrema ed errata semplificazione. Rispetto ad una logica business for business, scaturisce sempre più una sentita esigenza di autodifesa. Parafrasando Polanyi, ad una tendenza espansiva del capitalismo corrisponde una resistenza che si pone l’obiettivo di “proteggere la società”. In particolare, la possibilità di identificare una vasta serie di interpretazioni possibili della realtà ci permette di unificare un elevato quadro di reazioni del corpo sociale all’interno di una dimensione regolativa vera e propria. Secondo questa prospettiva, la società stessa reagisce agli effetti negativi dell’intensificazione dei processi di mercificazione attraverso l’attivazione di un movimento per la propria difesa.

Ed è per questo che stabilire una seria ripresa caratterizzata da sostenibilità e salute diviene oggi un’inevitabile necessità, capace appunto di formare un’economia alternativa al servizio delle persone e dell’ambiente. Una cornice di indicazioni che ben si sposa con le attuali direttive europee legate al Recovery Plan, indirizzando finanziamenti che abbiano un impatto deciso verso l’intero tessuto sociale regolarizzando il libero mercato e la “convenzionale” crescita economica.

La drammaticità della situazione ci impone di riconfigurare l’asset strategico del nostro pensiero in funzione di ridefinire le condizioni di vita individuali: la speranza è quella di riformulare una cultura riconoscendone il dominio e soprattutto soffermandosi verso la realizzazione di un’economia civile, reciproca. Un’economia del benessere. Di tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: