Ogni rinascita comporta una rottura

#1 IL VASO DI PANDORA

Fiammetta Tesi


Ricordi di un sogno tormentato ritornano martellanti sulle tempie. Sono le prime ore del mattino, o forse più tardi. Un profumo nell’aria: qualcuno uscendo ha lasciato la sua scìa. Necessito più del solito di un caffè, ma fa freddo e io non sono pronta al gelo che si prospetta fuori da queste coperte. A questa aria invernale che lascia aloni di vapore sulla finestra. Mi guardo intorno in cerca di qualcosa cui rivolgere gli occhi ancora semichiusi, e la vedo. La mia Amaryllis. Vedendomi forse un po’ pensierosa, mia madre mi ha comprato una pianta con l’idea recondita che dovermi occuparmi di qualcuno possa accendermi di entusiasmo. E così, eccomi a fissare questa martire, che secondo le mie stime qui in casa avrà vita brevissima.

È una pianta “bulbosa”, come mi suggerisce Wikipedia: uno stelo verde parte dal basso e finisce, chiudendosi su di sé, per avvolgere il fiore che se ne sta rannicchiato all’interno. Un lampo mi attraversa la mente. Ogni rinascita comporta una rottura. Non so da dove mi derivi questa idea. Ma sento che si sta aprendo una nuova riflessione. Torno a guardare Ama, come se lei potesse fornirmi una risposta. Quando fiorirà, e spero presto, dovrà necessariamente spaccare l’involucro verde che ora la contiene. Solo questo la renderà davvero libera. L’immagine mi suscita una lieve malinconia. L’idea di nascita contiene in sé un addio. E se fosse così anche per noi?

Ma ora basta, per oggi mi sono imposta di mandar via le nubi che mi impediscono la vista del cielo. Il libro che ho da poco terminato ha un titolo che mi affascina: “Oggi faccio azzurro”. Un modo di dire tedesco, risalente al Medioevo, quando per un giorno alla settimana gli operai non si recavano a lavoro e si dedicavano all’osservazione del cielo. Tuttavia, chiusi da quattro pareti, non se ne ha una visione così ampia. Decido di uscire: “attività motoria” d’altronde consentita. Ma il moto non è il mio, è di ciò che mi sta intorno. E io lo osservo. Quando sono fuori, ho come l’impressione che i miei orizzonti si allarghino, non solo visivamente ma anche figuratamente. La realtà si arricchisce di dettagli. E anche quel che mi accade, positivo o negativo che sia, in confronto diventa trascurabile.

È passato qualche giorno e Ama non solo non è morta, ma è cresciuta spaventosamente in altezza. Motivo per il quale si è già trovata ad affrontare il primo trasloco, sistemandosi in un vaso di porcellana. Una pianta borghese. Non si è ancora liberata dell’involucro: segno che, nonostante le sue pretese di grandezza, non ha fretta di uscire. Ma in fondo non le servono tante cure: tutta la sua capacità vitale è già lì, in attesa di manifestarsi. Racchiude in sé l’energia.

I giorni passano e la pioggia cade copiosa – sono pochi gli attimi di tregua – ed è allora che il cielo si schiarisce e l’atmosfera si tinge di colori quasi surreali. E Ama, incurante del mondo che le gira (non più) vorticosamente attorno, cresce sempre di più. Ma oggi c’è un’ulteriore novità. L’involucro presenta una prima sottile spaccatura. Da dove sarà nata? Sarà il fiore che, espandendosi, ha compresso l’involucro provocandone la rottura? O si sarà per così dire sacrificato per la causa comune? Sento che questo dubbio rimarrà privo di risposta, ma forse è meglio così. Il non detto è meno tranquillizzante del detto, ma di certo più stimolante.

Fino a qualche settimana fa non avrei mai immaginato di poter fare del piacere dell’attesa una storia, un diario. Invece l’osservazione di un fenomeno così puro, in continua ma lenta evoluzione, mi riempie di gioia. Ho sempre parlato al singolare, pensando di rivolgermi a un unico fiore, ma ora che l’involucro si è finalmente aperto noto che non è così. Sono ben quattro le corolle che attendono di venire alla luce, alla ricerca del proprio angolo di cielo. I petali – come in un ultimo abbraccio – cercano di rinviare il momento. Lo stelo si è irrobustito, la terra assorbe vigorosamente l’acqua, il profumo delicato si diffonde per la camera. Attendo il domani con uno spirito diverso. Attendo il sole come se i suoi raggi potessero influire anche su di me. Col passare delle ore, i fiori si schiudono e lasciano intravedere, mescolate al bianco-latte dominante, delle sfumature rosa. Si rivolgono verso la finestra. E io con loro.

In sottofondo, Ludovico Einaudi e la sua esecuzione per piano di “Experience”: mentre ascolto, provo un insolito senso di libertà. Respiro a pieni polmoni. Ogni rinascita comporta una rottura sì, ma necessaria per guardare il mondo da una prospettiva nuova.

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