Il corpo del reato – il riscatto

Una volta individuato il corpo come bersaglio privilegiato della violenza generata da un certo atteggiamento culturale, è importante vedere come lo stesso corpo ferito, il corpo sociale, possa diventare lo strumento attraverso il quale difendere la propria individualità.

Parliamo ad esempio della ragazza che si è esposta completamente nuda davanti a una schiera di poliziotti in assetto antisommossa, aldilà della condivisione del gesto, vale la pena sottolineare come il corpo, delle donne e delle minoranze oppresse in generale, possa diventare un mezzo espressivo di protesta e di rivolta e non solo l’oggetto di violenza e oppressione. Da questa luce è possibile comprendere anche la portata di alcune manifestazioni come ad esempio il Pride che, lungi dal voler essere come sottolineano alcuni espressioni caricaturali di una scelta libera, rappresentano al contrario la presa di coscienza della propria corporeità come simbolo della propria lotta alla libertà di esistere. 

Come sottolinea Eugenia Fattori, giornalista bolognese:

“Il nostro corpo è politica perché qualcun altro ci fa politica sopra, perché qualcuno ci commercia sopra, perché qualcuno per tutta la nostra vita ci ha detto come doveva essere o come dovevamo usarlo per essere nella norma”.

E allora nel gesto di mettersi a nudo davanti a una folla abietta e acciecata vi è un messaggio oltremodo potente: quello di riappropriarsi del proprio corpo e farne uno strumento di lotta vivente, attiva, pervasiva, irriducibile perché innegabile. Perché i corpo si vedono, si sentono, si trasformano.

Un corpo non bianco, un corpo di donna o un corpo afroamericano, un corpo apparentemente apolitico che fa qualcosa di totalmente provocatorio diventa l’atto più politico che si possa immaginare. Ed è esattamente in quel momento che noi ce ne riappropriamo. 

Esattamente come una cosa che non può essere raccontata diventa automaticamente una cosa che non è mai esistita, fare del proprio corpo il veicolo attraverso il quale ri-flettere la propria individualità è un atto di auto-affermazione di portata gigantesca: io ci sono, perché tu mi vedi.

Fernanda Dimilta

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