(Triste) Fenomenologia del complotto


#2 POPULISMO DILAGANTE

Vito Aliperta


Chi rimuove o rifiuta di riconoscere nega semplicemente una realtà che è diventata ormai insopportabile, inaccettabile. Gli istinti trionfano, i complotti e le suggestioni vincono. La complessità del fenomeno è elevata, la retorica della negazione non si ferma qui: è l’apoteosi dell’inconscio che parte dalla diffidenza verso le istituzioni fino ad arrivare al rifiuto delle certezze scientifiche. Ciò che importa, ciò che risulta fondamentale non è la dimostrazione della tesi ma una prima e letale inseminazione del dubbio, la quale diventerà certezza nella testa di alcuni nel giro di poco tempo. Il fallimento culturale parte dal presupposto che, accaduto un evento, la banale spiegazione è offerta dalla credulità nazionale e i presunti artefici di questo sconfortante scempio siamo tutti noi.

Non solo. I decessi non trovano credito, supportati dall’invisibilità della situazione, dall’impalpabilità quasi astratta, amplificando la pericolosità di ciò che è successo – e sta succedendo – in questi ultimi mesi di un estate che forse – speriamo – ricorderemo per sempre.

Il mantra di questi giorni è stato assimilato non come una coabitazione e quindi come un adattamento spontaneo e civile ma come un semplice ritorno alla normalità, a ciò che “brutalmente” ci è stato tolto. Allora non pensiamoci, torniamo alle nostre vecchie abitudini, dimentichiamo. La voglia di festeggiare, di godersi l’estate si è tradotta nel migliore dei casi in un’irrefrenabile voglia di lasciarsi tutto alle spalle.

Di chi la colpa? Forse delle istituzioni che non sono riuscite a comunicare, le famose istituzioni che da tempo non riescono più a fare da collante con la comunità, non riescono più ad identificarsi come punti di riferimento. Forse degli attori politici, a partire dai soliti noti – sovranisti e negazionisti incalliti – che cavalcano l’onda propagandistica strumentalizzando ogni retorica, fino ad arrivare a coloro che si sono assunti la responsabilità di aver rattoppato i problemi – in alcuni casi pure festeggiando – senza mai un vero e proprio mea culpa. O addirittura di quei media che non sono mai riusciti a raccontarci la drammaticità dell’emergenza sanitaria, lasciandoci libera interpretazione di quello che stava succedendo nella schizofrenia di quei famosi mesi che ancora oggi raccontiamo.

La colpa invece è di tutti e di nessuno. La colpa è soprattutto di coloro che, cavalcati da troppa fatica emotiva, assecondano l’immancabile equivoco della morte anonima. La colpa è di coloro che non hanno dato un nome alle vittime, ai martiri della ripartenza. Per una volta, però, assumiamoci la responsabilità delle nostre azioni senza delegare e puntare il dito verso qualcun altro: tralasciamo il vittimismo di chi ci considera un popolo di schiavi, un popolo che non apre gli occhi e dà solo voce alla casta, tralasciamo il vittimismo complottista, tralasciamo il colpevole di turno.

Noi del “tocca agli altri, non a me” assumiamoci le nostre responsabilità e ripartiamo da queste. Senza dimenticare.

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