La quintessenza della modernità

Le metropoli e la vita dello spirito di Georg Simmel analizza le dinamiche attraverso le quali il processo di individualizzazione ha influenzato le interazioni sociali dell’individuo metropolitano.

Il punto di partenza è l’analisi sul contesto spaziale e la dimensione temporale in cui si sviluppa: nonostante lo stesso autore non si sia mai interessato fino in fondo ad una vera e propria teoria sul passaggio verso il moderno, egli ne analizza perfettamente i tratti caratteristici attraverso la metropoli. La riflessione simmeliana stabilisce dunque un collegamento tra modernità e metropoli, con la prima che implica la seconda: il contesto in questione ne assorbe le ambivalenze, divenendo la “quintessenza della modernità”. Tuttavia, comprendere il nuovo scenario urbano non risulta un’operazione semplice a causa delle trasformazioni che tendono a mutarne continuamente la forma: il dibattito sociologico ha sottolineato come lo smantellamento degli spazi sociali tradizionali abbia in primo luogo reso possibile la crescita della grande metropoli. Inoltre, tale processo viene identificato come un fenomeno ambiguo e dal duplice significato in grado di generare la nascita di nuove differenziazioni, mentre alle interconnessioni globali hanno fatto da contrappeso divisioni e frammentazioni sempre più difficili da analizzare. Da queste premesse ne deriva un contesto il quale si caratterizzata per un’elevata complessità, un determinato grado di eterogeneità e soprattutto da condizioni di incertezza.

“La modernità è essenzialmente crisi permanente, non solo e non tanto perché si radica in processi che sconvolgono progressivamente tutti gli ordini sociali tradizionali, ma perché il mutamento in se stesso è il suo principio. La modernità è l’epoca in cui il mutamento si fa norma, è flusso e instabilità di ogni forma.”

L’oggetto stesso di Le metropoli e la vita dello spirito si contraddistingue per un mutamento cronico in continua crisi: la metropoli è flusso e instabilità in ogni sua rappresentazione e tale complessità si traduce in una particolare assimilazione di carattere neuro-psicologico da parte di chi la vive. Gli abitanti della metropoli ricevono un elevato insieme di stimoli che tramutano continuamente, un susseguirsi di immagini e impressioni che pervadono la loro psiche. In questo particolare quadro teorico, Simmel definisce l’avvento della metropoli come l’inizio dello sviluppo del processo di individualizzazione: per far fronte a questa trasformazione, l’essere umano che vive al suo interno può rispondervi solamente tramite l’adattamento, presupponendo una complessità interna distinguibile in due livelli, quello superficiale e quello profondo. Rispetto alla quotidianità rurale, il soggetto metropolitano deve sviluppare maggiormente il livello superficiale, nonché cognitivo. Come conseguenza di una sovrastimolazione sensoriale, l’abitante della metropoli sviluppa costantemente il proprio intelletto come organo di difesa che lo protegge dai numerosi stimoli a cui è sottoposto. La vita metropolitana, dunque, prevede una forte prevalenza della razionalità e dell’intelletto, ossia della zona più periferica dell’animo umano per far fronte a quel carattere fluido e instabile che la grande città ne è portatrice.

Allo stesso tempo, tale complessità si estende anche rispetto al rapporto tra differenziazione sociale e libertà dell’individuo. Considerando il contesto in analisi come lo spazio urbano in cui la differenziazione raggiunge livelli mai evidenziati prima, la grande città risulta come l’essenza dell’individualità per eccellenza poiché tanto più la “cerchia” si allarga, tanto più i membri che ne fanno parte risultano più “individualizzati”. Il luogo d’incontro tra una società in costante trasformazione e l’uomo che si vuole affermare individualmente, difatti, si traduce nella metropoli simmeliana. Analizzando lo scenario in questione, l’autore descrive l’individualismo come una conseguenza riconosciuta della progressiva libertà di scelta e dell’ampliamento del raggio di azione dell’individuo. Allo stesso tempo, la metropoli viene descritta come un mondo popolato da soggetti tendenzialmente liberi, senza vincoli e sempre più fiduciosi nei propri mezzi dal momento che lo spazio urbano in questione “è tanto il regno della libertà e della massima espressione dell’individualità, quanto quello dell’intellettualizzazione e dell’incapacità di percepire le differenze”. Gli spazi di libertà individuale resi possibili dal processo di individualizzazione, rappresentano un contesto nel quale i soggetti possono associarsi tra loro spartendosi la comune condizione di vulnerabilità e incertezza.

Non è solo la grandezza del territorio o la densità di popolazione però a far sì che la metropoli sia la sede ideale della libertà individuale: al di là della sua ampiezza, la metropoli è soprattutto il luogo del cosmopolitismo puro. L’essenza più significativa si evidenzia difatti in questa sua grandezza funzionale che oltrepassa i suoi confini fisici innalzando la condizioni di indipendenza nonché la sensazione di essere se stessi solo ed esclusivamente per se stessi senza alcuna imposizione dall’esterno. In termini oppositivi, dunque, “la vita della piccola città, nell’antichità come nel Medio Evo, imponeva al singolo tali limiti di movimento e di relazione all’esterno, e di indipendenza e differenziazione all’interno, che l’uomo moderno vi avrebbe l’impressione di soffocare”.

In sintesi, una città determinata da un continuo ed incessante mutamento presuppone livelli elevatissimi di intellettualizzazione e di estremo cognitivismo. L’affascinante analisi di Simmel parte quindi dai tratti fondamentali di una realtà urbana, oggi più che mai affermata. E, nonostante sia passato più di un secolo dalla pubblicazione de Le metropoli e la vita dello spirito, i tratti caratteristi del contesto urbano non solo rimangono immutati ma vengono continuamente enfatizzati da un crescente sviluppo del processo di individualizzazione sempre più radicato.

“Le città occidentali stanno mutando forma e funzioni, mentre immense megalopoli si formano in nuove parti del mondo. Tuttavia, i tratti dell’esperienza descritta da Simmel sembrano non cambiare: è piuttosto l’intero spazio sociale che sembra progressivamente modellarsi sul carattere artificiale, intellettualizzato, concentrato, anonimo e stimolante della metropoli simmeliana”.

Vito Aliperta

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